Brescia (martedì, 15 luglio 2025) — La mappa bancaria della provincia di Brescia si fa sempre più vuota. A oggi, 39 Comuni non hanno più nemmeno uno sportello bancario. Tradotto: oltre 44.000 cittadini e 3.400 imprese sono rimasti senza un punto di riferimento fisico per le operazioni quotidiane. E il conto potrebbe salire presto, con altre 30 filiali a rischio chiusura.
di Monia Settimi
È la fotografia impietosa scattata dalla First Cisl di Brescia, che con il suo Osservatorio tiene d’occhio la progressiva “desertificazione bancaria” del territorio. Un fenomeno che preoccupa sempre più, specie in vista dell’acquisizione della Popolare di Sondrio da parte di Bper Banca, operazione che potrebbe portare a una drastica razionalizzazione della rete sportelli, soprattutto in Valle Camonica e nelle aree montane.
Le cifre parlano chiaro: 63 Comuni bresciani contano un solo sportello bancario attivo. Se anche uno solo chiudesse, per molti centri sarebbe il buio totale. E intanto Intesa Sanpaolo ha già annunciato la chiusura di altri quattro sportelli entro ottobre: Vezza d’Oglio, Bienno, Esine e Malonno.
I più colpiti? I piccoli Comuni, certo. Ma anche centri di rilievo come San Felice del Benaco, Ome e Polpenazze del Garda hanno perso ogni presidio. E altri, come Pontoglio, Torbole Casaglia, Paratico e Padenghe, rischiano di seguirli a ruota.
Dal 2017 a oggi, in provincia si sono persi quasi 200 sportelli. E il futuro non promette bene, soprattutto per chi — come molti anziani — fatica con l’online banking. Un barlume di speranza resta nelle Bcc e nella Banca Valsabbina, che stanno tentando di frenare l’emorragia con nuove aperture mirate.
La partita è aperta. Ma l’accesso ai servizi bancari, per migliaia di bresciani, è già diventato un percorso a ostacoli.
Last modified: Luglio 16, 2025


