Brescia (lunedì, 1° dicembre 2025) — Come si può pensare di spingere Brescia verso l’83% di raccolta differenziata mantenendo invariato un sistema che oggi non supera un 68% in flessione? E come verrà misurata l’efficacia di chi gestisce il servizio?
Sono le domande – molte e pressanti – che Brescia Attiva rilancia, contestando l’impostazione scelta dalla Giunta e, soprattutto, il modo in cui è stata annunciata.
di Monia Settimi
Secondo la civica, la decisione di confermare il modello misto sarebbe stata comunicata prima ancora di aprire un vero confronto istituzionale, lasciando di fatto la Commissione con un ruolo puramente formale. Un passaggio che, per il gruppo, mette in discussione la correttezza del processo decisionale e crea fratture dentro la maggioranza.
Per Brescia Attiva non è solo un problema politico ma anche tecnico: i dati nazionali mostrano che la città è in ritardo rispetto a realtà simili, e la posizione nel ranking del Sole 24 Ore – 25° posto per la differenziata – ne è la conferma. A questo si aggiunge un elemento critico: una parte significativa dei materiali raccolti finisce comunque scartata, segnale che la qualità non è sufficiente.
La civica considera inoltre un errore non aver approfondito ipotesi come il porta a porta condominiale, soluzione che secondo loro avrebbe potuto rendere il servizio più efficiente e meno costoso, oltre che più semplice per i residenti. A ciò si somma la mancanza di un piano serio di educazione ambientale, considerato indispensabile nei territori che hanno ottenuto miglioramenti rapidi e tangibili.
Sul tema della trasparenza, Brescia Attiva sollecita la pubblicazione dei dati relativi ai cassonetti a calotta, dove emergerebbero comportamenti poco virtuosi e conferimenti scorretti. E giudica troppo “scolastiche” le simulazioni economiche alla base dello studio Montresori, ritenendole insufficienti per prendere decisioni solide e a lungo termine.
Il punto più delicato, però, riguarda la tariffazione puntuale, che la Giunta vorrebbe applicare mantenendo l’attuale struttura del servizio. Per la lista civica, questa impostazione rischia di trasformarsi in un boomerang: nessuna città comparabile a Brescia ha adottato un modello simile, e l’obbligo della tessera potrebbe spingere molti a lasciare i sacchi fuori dai cassonetti, aggravando il problema dell’abbandono.
In sintesi, per Brescia Attiva la strada imboccata dalla Loggia non solo non chiarisce come si vogliano raggiungere gli obiettivi regionali ed europei, ma apre nuovi dubbi. E il confronto nelle prossime settimane si preannuncia acceso: dentro la maggioranza, la distanza di vedute è ormai evidente.
Last modified: Dicembre 2, 2025


