Scritto da 11:39 pm Brescia, Politica

Canton Mombello, il carcere si chiude alla città: stop alla Commissione mentre le celle scoppiano

Brescia (lunedì, 2 febbraio 2026) — Le porte di Canton Mombello restano chiuse, e non solo per chi è detenuto. Per la prima volta la Commissione comunale Servizi alla Persona non ha potuto varcare i cancelli del carcere bresciano: una seduta programmata all’interno dell’istituto è stata bloccata da un ordine arrivato dall’alto, direttamente dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria. Un fatto inedito che rompe una consuetudine istituzionale e accende un segnale d’allarme sul rapporto tra carcere e città.

di Monia Settimi

Non era una visita formale. Portare la commissione in carcere significava rendere visibile un legame, ribadire che chi vive dietro quelle mura non è cancellato dal tessuto sociale. Quest’anno, invece, quel ponte si è interrotto, lasciando spazio a un vuoto che pesa più del semplice cambio di sede.

La decisione, spiegano dal Comune, non nasce a Brescia. Nuove disposizioni amministrative del 2025 hanno ristretto l’accesso agli istituti penitenziari, riducendo drasticamente la possibilità di ospitare momenti pubblici, culturali o istituzionali senza l’autorizzazione delle strutture centrali. In pratica, ai direttori viene tolto margine di autonomia, e il carcere diventa sempre più un luogo impermeabile allo sguardo esterno. La direzione locale, viene precisato, non avrebbe avuto alcun ruolo nel diniego.

Il blocco arriva nel momento peggiore possibile. Canton Mombello è sotto pressione come mai prima, e i numeri raccontano una situazione fuori controllo. Durante la presentazione in Loggia della sua prima relazione annuale, la Garante per i diritti delle persone detenute Arianna Carminati ha parlato senza giri di parole: a fronte di 182 posti regolamentari, i detenuti erano già 386 a fine 2025, con un tasso di affollamento superiore al 212%. Oggi, secondo le stime, le presenze avrebbero superato quota 400.

Non è solo una questione di spazio. Quando le celle si riempiono oltre ogni limite, i diritti si assottigliano, e le conseguenze diventano anche legali. Le sentenze europee parlano chiaro: in condizioni simili scatta il diritto a una compensazione per trattamento inumano. Una risposta che Carminati definisce distorta: lo Stato finisce per pagare, invece di correggere, trasformando una violazione costituzionale in una pratica contabile.

Il sovraffollamento, però, è il sintomo di un problema più profondo. Il carcere viene usato come risposta automatica a fragilità sociali, spesso in assenza di alternative. A Canton Mombello la maggioranza dei detenuti è già condannata, nonostante la struttura dovrebbe accogliere soprattutto persone in attesa di giudizio. Molti scontano pene brevi e potrebbero uscire, ma senza lavoro, casa e percorsi di accompagnamento l’alternativa resta solo teorica.

A rendere il quadro ancora più critico è la composizione della popolazione detenuta. Le persone straniere sono sovrarappresentate nelle pene brevi, intrappolate in un sistema che rende difficile l’accesso al lavoro e al reinserimento per chi non ha un titolo di soggiorno. Un meccanismo che alimenta esclusione e recidiva, svuotando di senso la funzione rieducativa della pena.

Dentro le mura, intanto, manca chi dovrebbe occuparsi del recupero. Gli uffici amministrativi sono sottodimensionati, gli educatori sono pochissimi e questo rende quasi impossibile costruire progetti individuali credibili. Senza personale, il carcere smette di essere un luogo di trattamento e diventa solo contenimento.

Da qui la proposta della Garante: estendere lo sguardo oltre i confini comunali, istituendo una figura di garante provinciale per le persone private della libertà e per chi sconta la pena fuori dal carcere. Un tentativo di ricucire una rete che oggi appare frammentata, affidata a interventi sporadici e non strutturali.

Resta infine un dato che inquieta più di altri: la sofferenza viene raccontata, ma quasi mai formalizzata. I detenuti parlano, protestano, ma usano pochissimo gli strumenti di reclamo previsti dalla legge. Un silenzio che interroga e che rischia di diventare invisibilità.

Con le porte chiuse alla città e le celle sempre più affollate, Canton Mombello rischia di allontanarsi definitivamente dalla sua funzione costituzionale. Senza un’alternativa sociale concreta, il carcere resta un luogo di isolamento, dove la distanza tra il “dentro” e il “fuori” cresce insieme ai numeri del sovraffollamento.

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Last modified: Febbraio 4, 2026
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