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Blitz della Polizia a Brescia: nove arresti dopo un’indagine su violenze ed estorsioni

Brescia (mercoledì, 30 settembre 2026) — Nove persone sono state raggiunte da misure cautelari nell’ambito di una complessa indagine della Squadra Mobile di Brescia. L’operazione, coordinata dalla Procura di Brescia attraverso la Direzione Distrettuale Antimafia, avrebbe fatto luce su una serie di episodi caratterizzati, secondo l’ipotesi investigativa, da sequestri, aggressioni, minacce e richieste di denaro.

di Monia Settimi

Le misure sono state eseguite nelle prime ore di martedì 29 settembre. Otto indagati sono stati trasferiti in carcere, mentre per un altro è stata disposta la detenzione domiciliare. Si tratta di cittadini indiani, tutti regolarmente presenti sul territorio italiano e, in larga parte, occupati nel comparto agricolo.

L’inchiesta avrebbe preso una svolta decisiva dopo un episodio avvenuto a Ghedi il 9 gennaio. Quel giorno, secondo la ricostruzione degli investigatori, tre uomini avrebbero accompagnato con la forza un connazionale e sua madre all’interno di un ufficio postale. L’obiettivo sarebbe stato ottenere 6 mila euro, somma che le vittime sarebbero state costrette a prelevare da un libretto postale.

A far saltare il piano sarebbe stata la presenza, del tutto casuale, di un poliziotto libero dal servizio. L’agente avrebbe raccolto la richiesta di aiuto delle persone coinvolte e allertato i colleghi, consentendo l’intervento delle forze dell’ordine e l’arresto dei tre uomini.

Gli investigatori, partendo da quell’episodio, avrebbero poi ricostruito una vicenda più ampia e particolarmente grave. Al centro dell’indagine ci sarebbe un uomo che, secondo l’accusa, sarebbe stato attirato con un pretesto e successivamente sequestrato.

La prima fase della vicenda risalirebbe al pomeriggio dell’8 gennaio. La vittima sarebbe stata trasferita in una struttura rurale nel territorio di Rovigo, dove sarebbe stata privata della libertà e sottoposta a violenze. Gli aggressori, secondo la ricostruzione investigativa, avrebbero utilizzato anche un cappuccio per impedirle di vedere e l’avrebbero picchiata nel tentativo di ottenere denaro, carte bancarie e altre disponibilità economiche.

La pressione sulla vittima non si sarebbe limitata alla violenza fisica. Gli investigatori avrebbero infatti trovato elementi che fanno ipotizzare l’utilizzo di filmati registrati durante le aggressioni come strumento di ricatto. La minaccia sarebbe stata quella di rendere pubbliche le immagini qualora le richieste economiche non fossero state soddisfatte.

Il giorno seguente l’uomo sarebbe stato spostato in Emilia-Romagna, precisamente nel Reggiano. Qui, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, sarebbe stato rinchiuso all’interno di un’abitazione e sottoposto a ulteriori maltrattamenti.

Per arrivare a delineare il quadro della vicenda, gli investigatori hanno passato al setaccio intercettazioni, tabulati telefonici, dispositivi elettronici e profili social. Un lavoro che avrebbe permesso di ricostruire contatti, spostamenti e presunti ruoli delle persone finite successivamente nell’inchiesta.

Durante le perquisizioni è emerso anche un secondo filone relativo alle armi. Gli agenti hanno sequestrato due pistole semiautomatiche, diverse munizioni e numerosi telefoni cellulari. Una delle armi, secondo gli accertamenti, sarebbe stata rubata nel 2021 durante un furto avvenuto a San Giovanni Lupatoto, in provincia di Verona.

Per cinque degli indagati viene contestata anche la detenzione illegale di armi in luogo pubblico. Ma le verifiche sui dispositivi informatici avrebbero portato alla luce un ulteriore elemento di particolare gravità: sul cellulare di uno degli indagati sarebbe stato individuato materiale pedopornografico, circostanza che ha determinato un’ulteriore contestazione e una specifica misura cautelare.

L’esecuzione dei provvedimenti ha coinvolto numerosi reparti della Polizia di Stato. Al fianco della Squadra Mobile bresciana hanno operato gli investigatori di Caserta, Bergamo, Cremona, Mantova, Reggio Emilia, Rovigo e Vicenza, con il supporto dei reparti prevenzione crimine e delle unità cinofile specializzate nella ricerca di esplosivi.

Terminati gli interventi, gli otto destinatari della misura carceraria sono stati accompagnati nella casa circondariale di Brescia, mentre il nono indagato è stato posto agli arresti domiciliari. Gli atti sono ora al vaglio dell’autorità giudiziaria.

L’attività investigativa non sarebbe comunque conclusa. Gli inquirenti stanno effettuando ulteriori approfondimenti per stabilire se dietro gli episodi contestati possano esserci altre persone o ulteriori collegamenti.

Parallelamente, sul piano amministrativo, il questore di Brescia Paolo Sartori ha disposto la revoca dei permessi di soggiorno degli indagati, secondo quanto comunicato dalle autorità. Eventuali provvedimenti di espulsione potranno essere adottati nel rispetto dell’iter previsto dalla legge e degli esiti del procedimento penale.

Le accuse dovranno ora essere sottoposte al vaglio della magistratura. Per tutti gli indagati resta fermo il principio costituzionale della presunzione di innocenza fino a una eventuale sentenza definitiva di condanna.

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Last modified: Settembre 30, 2026
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