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Brescia, chi lascia la città per la campagna: quattro storie di vita che fanno sognare

Brescia (martedì, 16 settembre 2025) — C’è chi ha spento il computer, lasciato l’ufficio e detto addio alla frenesia urbana per inseguire un sogno: vivere al ritmo lento della natura. Nel Bresciano, terra di montagne e colline fertili, sempre più persone scelgono di ricominciare da zero, diventare agricoltori, allevatori, produttori di eccellenze locali.

di Monia Settimi

Come Stefania Reali e Simone Frassini, che a Ludizzo di Bovegno hanno trasformato un vecchio cascinale in una piccola oasi agricola. Coltivano giuggiole, cotogne, nespole, mele antiche, ortaggi di stagione e erbe officinali. Nel 2020 un incendio ha distrutto tutto, ma grazie alla solidarietà del territorio hanno ricostruito e oggi producono composte dai gusti sorprendenti, tisane, pesti, liquori alle erbe e cosmetici naturali. «Il rispetto per la terra guida ogni nostra scelta» raccontano, mentre le loro api continuano a testimoniare la salute dei campi.

A Segonasso, il 27enne Mattia Pe ha lasciato i lavori comodi per diventare casaro. Ha iniziato con tre caprette, oggi alleva venti mucche, produce il fieno da solo e crea formaggi nel paiolo a legna. La sorella Valentina e il compagno Andrea lo affiancano nella vendita diretta, nei mercati agricoli e alle fiere. Ogni estate Mattia sale in malga Caldoline, in Maniva, per seguire la transumanza e continuare a produrre formaggi tra i pascoli.

In Alta Valtrompia, a mille metri di quota, Chiara Pagliari ha fondato Chichimela, un’azienda agricola bio e agriturismo. Qui nascono mirtilli giganti, lamponi e ortaggi di stagione trasformati in confetture e nettari. Le sue api producono mieli pregiati e le erbe officinali diventano tisane e percorsi di benessere. L’agriturismo è anche Bike Point per i cicloturisti in cerca di avventura.

A Collebeato, Cristina Pedrini ha raccolto l’eredità di famiglia e trasformato i campi di Casa Pedrini in un laboratorio di agricoltura sostenibile. Coltiva frutta e verdura con pratiche rigenerative e li trasforma in conserve, sughi, succhi e giardiniere. Il suo «mercatino della fiducia», sempre aperto, permette a chi passa di prendere i prodotti e lasciare il denaro in una cassetta. Dal 2026 aprirà anche un agri-ristoro, con cene, brunch e gastronomia d’asporto.

Quattro storie diverse, ma con lo stesso messaggio: tornare alla terra non è un passo indietro, ma una scelta coraggiosa e visionaria. Qui la lentezza diventa libertà, la fatica si trasforma in soddisfazione e ogni frutto racconta di passione, resilienza e futuro.

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Last modified: Settembre 16, 2025
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