Brescia (domenica, 9 agosto 2026) — A pochi giorni dal ritorno tra i banchi, il Bresciano deve fare i conti con una situazione che rischia di pesare sull’organizzazione delle lezioni. Secondo il Partito Liberaldemocratico, nella provincia di Brescia resterebbero infatti circa 2.000 cattedre da assegnare, comprese quelle destinate al sostegno.
di Monia Settimi
Il problema non è nuovo, ma torna puntualmente a bussare alla porta con l’avvicinarsi dell’inizio dell’anno scolastico. E questa volta, secondo il partito, potrebbe avere conseguenze particolarmente delicate sulla continuità dell’insegnamento, soprattutto nella scuola primaria e nei percorsi rivolti agli studenti con disabilità.
Il dato bresciano si inserisce in un quadro regionale ancora più ampio. In Lombardia, sempre secondo quanto riferito dai Liberaldemocratici, i posti che rimangono senza un docente titolare sarebbero oltre 12mila. Brescia viene indicata come una delle province maggiormente interessate dalla carenza, seconda soltanto a Milano.
Ma il punto, secondo il partito, non sarebbe semplicemente quello di trovare più insegnanti. La difficoltà nascerebbe anche dalle condizioni che rendono alcune sedi poco attrattive. Tra i fattori indicati c’è il costo della vita, in particolare quello delle abitazioni, che può rendere complicato per un docente trasferito dal resto d’Italia sostenere le spese quotidiane con una retribuzione fissata sulla base di criteri nazionali.
Da qui, secondo i Liberaldemocratici, si alimenterebbe un meccanismo difficile da spezzare: molti insegnanti arrivano al Nord per coprire le necessità delle scuole, ma cercano poi di rientrare nelle proprie zone d’origine non appena ne hanno la possibilità.
Una dinamica che, a giudizio di Manuel Zobbio, segretario provinciale del Partito Liberaldemocratico di Brescia, e Patrizio Del Prete, responsabile nazionale Scuola del partito, dimostrerebbe i limiti dell’attuale organizzazione del reclutamento.
La soluzione proposta guarda quindi a un modello più decentrato. Le scuole, secondo il progetto del partito, dovrebbero avere maggiore libertà nel reperire e scegliere il personale, anche attraverso forme di collaborazione tra istituti. La selezione potrebbe tenere conto non soltanto delle graduatorie, ma anche delle competenze dei candidati e della loro compatibilità con il progetto educativo della singola scuola.
Altro capitolo riguarda le buste paga. Il Partito Liberaldemocratico propone di affiancare alla retribuzione nazionale specifiche indennità territoriali, oltre a possibili agevolazioni per l’alloggio nelle zone dove il costo abitativo è più alto. A queste si aggiungerebbero incentivi collegati alle responsabilità ricoperte e alla qualità del lavoro svolto.
La riforma immaginata dai Liberaldemocratici coinvolgerebbe anche la gestione interna degli istituti. Maggiore autonomia nell’utilizzo delle risorse destinate al personale e una valutazione dei dirigenti maggiormente legata ai risultati raggiunti dalla scuola e alla qualità dell’offerta formativa sono gli altri elementi indicati dal partito.
Il tema, quindi, va oltre la semplice fotografia delle cattedre ancora vuote. Per i Liberaldemocratici, il caso bresciano sarebbe il sintomo di un sistema che fatica a rispondere alle differenze tra territori e che ogni anno si trova a gestire nuovamente la stessa emergenza.
La proposta è chiara: meno rigidità, più autonomia e condizioni economiche capaci di rendere realmente attrattivo l’insegnamento anche nelle province dove vivere costa di più. Ora resta da capire se il nuovo anno scolastico riuscirà a partire con tutti gli insegnanti al loro posto o se, ancora una volta, saranno le supplenze a colmare i vuoti lasciati dalle cattedre scoperte.
Last modified: Agosto 9, 2026



