Brescia (domenica, 1° marzo 2026) — Non una sfilza di cantieri snocciolati dal palco, ma un’idea di città. È questo il messaggio che Laura Castelletti ha voluto imprimere al bilancio di metà mandato, scegliendo un luogo altamente simbolico: il Teatro Renato Borsoni. Non un contenitore neutro, ma un segnale politico. A pochi passi dall’area della Caffaro, dove la bonifica è finalmente partita, e nel cuore di un quartiere che racconta le trasformazioni industriali e sociali della città, il teatro inaugurato nel 2024 diventa la scenografia concreta di una visione che punta sulla rigenerazione urbana.
di Monia Settimi
Ottanta pagine di numeri e progetti, ma soprattutto una parola chiave: metodo. La sindaca rivendica un cambio di passo che parte dal “come” prima ancora che dal “cosa”: dialogo istituzionale, alleanze, capacità di intercettare risorse e competenze. “Se oggi Brescia è più solida è perché molte energie hanno lavorato nella stessa direzione”, sottolinea. È la logica che tiene insieme partite complesse come la bonifica Caffaro e la ripresa degli scavi al Parco archeologico di Brescia romana, con il progetto firmato dall’architetto David Chipperfield.
L’ambizione è trasformare lo slogan “Brescia, la tua città europea” in una bussola politica. Europa non come etichetta geografica, ma come sistema di valori: diritti, sostenibilità, innovazione diffusa. Un modo per superare l’immagine di città solo industriale e spingerla verso un modello in cui qualità urbana e sviluppo camminano insieme.
Nel racconto dei primi due anni e mezzo emergono quattro pilastri: sostenibilità, opportunità, comunità, vitalità. La sostenibilità diventa criterio trasversale: priorità alla rigenerazione rispetto al consumo di suolo, investimenti su mobilità pubblica e verde urbano, pianificazione energetica e climatica. Il progetto del tram viene presentato non soltanto come infrastruttura di trasporto, ma come asse capace di ricucire quartieri e ridisegnare spazi pubblici. “Il futuro si costruisce programmando, non inseguendo le emergenze”, è la linea.
Accanto alle infrastrutture materiali, quelle educative: diritto allo studio tra le principali voci di bilancio, ampliamento dei servizi per l’infanzia, nuovi alloggi per studenti e il riconoscimento Unesco come Learning City. Sul fronte economico, prende forma l’idea del Brescia Innovation District, un ecosistema che intreccia università, imprese e istituzioni per attrarre competenze e investimenti.
Ma la seconda metà del mandato si gioca sulla concretezza. La manutenzione ordinaria diventa banco di prova: asfaltature arretrate da recuperare, nuove modalità di pulizia stradale per ridurre i disagi, attenzione ai dettagli che incidono sulla vita quotidiana. La riqualificazione dell’area della stazione ferroviaria e lo studio su via San Faustino puntano a cambiare la percezione di spazi strategici, rendendoli più vivibili e connessi al sistema tram-metropolitana.
Tema centrale sarà anche la casa. L’integrazione del Piano Casa nel nuovo strumento urbanistico e l’operazione su Sanpolino con Cassa Depositi e Prestiti mirano a creare affitti accessibili per lavoratori, anziani e dipendenti pubblici, senza nuovo consumo di suolo. Un equilibrio delicato per evitare che l’attrattività della città produca esclusione.
Cultura e sport come infrastrutture sociali: la riapertura dei cantieri del Musil, l’accesso gratuito ai musei per i residenti e l’apertura al partenariato pubblico-privato per riqualificare gli impianti sportivi raccontano l’idea di una città dove la crescita non è solo economica, ma anche civica.
Il bilancio di metà mandato resta, per definizione, un esercizio politico. Castelletti sceglie di giocarlo sulla coerenza tra visione e azione: governare il cambiamento, non subirlo. Ora la sfida è tradurre la narrazione in risultati percepibili ogni giorno, nei quartieri, nelle case, negli spazi pubblici. Perché più che un elenco di opere, la partita si gioca sulla direzione.
Last modified: Marzo 1, 2026



