Brescia (giovedì, 5 marzo 2026) — Il progetto della discarica Castella torna al centro della scena politica e istituzionale, con un confronto acceso tra Regione Lombardia e opposizione. Al centro della polemica c’è il procedimento autorizzativo che ha permesso di dare il via libera all’impianto e che ora è finito sotto la lente della Corte costituzionale.
di Monia Settimi
La questione è stata sollevata attraverso un’interrogazione del Partito Democratico in Consiglio regionale. Nella risposta ufficiale, la Giunta lombarda ha ribadito la propria posizione: affidare alle Province il rilascio del Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale (PAUR) è una scelta legittima e coerente con l’obiettivo di rendere più snello il complesso sistema di autorizzazioni ambientali.
Il PAUR, infatti, è lo strumento che consente di riunire in un’unica procedura diversi permessi necessari per la realizzazione di un impianto, a partire dalla Valutazione di Impatto Ambientale (VIA). Secondo l’interpretazione della Regione, non si tratta di una competenza nuova o separata, ma di un passaggio organizzativo che permette di coordinare le varie autorizzazioni evitando iter frammentati tra più enti.
Il caso riguarda direttamente il territorio bresciano. L’autorizzazione per la discarica Castella — un impianto previsto tra Brescia, Rezzato e Castenedolo con una capacità di circa 905 mila metri cubi di rifiuti — è stata rilasciata dalla Provincia di Brescia. Proprio questo aspetto è stato contestato in sede giudiziaria.
Il Tribunale amministrativo regionale di Brescia ha infatti sollevato dubbi sulla normativa lombarda che consente alle Province di gestire l’intero procedimento autorizzativo. Secondo il Tar, il Codice dell’Ambiente permetterebbe alle Regioni di delegare alle Province la sola fase della valutazione ambientale, ma non il provvedimento finale che racchiude tutte le autorizzazioni. Per questo motivo la questione è stata trasmessa alla Corte costituzionale, chiamata a chiarire se la legge regionale sia compatibile con il quadro normativo nazionale.
Da parte sua, la Regione Lombardia difende l’impostazione adottata e sottolinea che le norme contestate restano pienamente valide finché la Consulta non si pronuncerà. Per l’esecutivo regionale, il PAUR rappresenta soprattutto uno strumento di semplificazione amministrativa: spezzare il procedimento tra Province e Regione, sostengono dal Pirellone, rischierebbe di creare passaggi burocratici inutili e rallentare ulteriormente le procedure.
Non convince questa posizione il consigliere regionale del Partito Democratico Emilio Del Bono, promotore dell’interrogazione. L’ex sindaco di Brescia ritiene che proprio la complessità del provvedimento autorizzativo unico dovrebbe portare a una valutazione più prudente sull’ente chiamato a rilasciarlo, soprattutto quando si tratta di progetti di grande impatto ambientale.
Del Bono richiama inoltre un elemento che, a suo avviso, merita particolare attenzione: la Provincia coinvolta nel procedimento è anche tra i soci dell’operatore che ha presentato il progetto. La società Castella Srl è infatti partecipata per metà da Garda Uno Spa, azienda pubblica controllata quasi totalmente da Comuni e Provincia.
In attesa della decisione della Corte costituzionale, il caso resta quindi aperto e continua ad alimentare il confronto tra istituzioni e politica. Sullo sfondo rimane un tema centrale per il territorio: trovare un equilibrio tra semplificazione amministrativa, trasparenza delle procedure e tutela ambientale.
Last modified: Marzo 6, 2026



