Temù (giovedì, 10 luglio 2025) – Quattro anni. Tanti ne sono serviti per arrivare alla fine di una vicenda che ha scioccato l’Italia. La Cassazione ha messo il punto finale sul caso Laura Ziliani, l’ex vigilessa di Temù uccisa nel maggio del 2021 dalle due figlie Paola e Silvia Zani, insieme al fidanzato di una di loro, Mirto Milani.
Per tutti e tre: ergastolo definitivo. E sei mesi di isolamento diurno.
di Monia Settimi
Dietro a ciò che inizialmente sembrava una scomparsa improvvisa, una delle trame più inquietanti mai scritte in ambito familiare. L’8 maggio, proprio nel giorno della Festa della Mamma, Laura veniva drogata con benzodiazepine, poi soffocata a mani nude e infine sepolta lungo il fiume Oglio. La scena era fredda e pianificata. Le figlie, intanto, apparivano in TV con appelli disperati, fingendo angoscia mentre il corpo della madre era già sottoterra.
Il movente? Soldi e patrimonio immobiliare, secondo gli atti processuali.
A smascherare il castello di menzogne fu una confessione indiretta, raccolta e scritta da un compagno di cella di Milani. Un memoriale che ha cambiato tutto. Dopo quella rivelazione, le confessioni sono arrivate una dietro l’altra, con un effetto domino che ha travolto anche Paola e Silvia.
Con la sentenza definitiva, la Corte ha respinto ogni ricorso e confermato le condanne già inflitte in primo e secondo grado. Nessuno sconto, nessun dubbio: per i giudici, la responsabilità è totale e le prove sono solide.
In aula, la parte civile ha assistito in silenzio: la madre di Laura, gli altri familiari e l’unica figlia non coinvolta – la più giovane, disabile – hanno aspettato questo momento con dolore e dignità. Ora, il verdetto non cancella la tragedia, ma chiude un capitolo di orrore. E, forse, restituisce un minimo di pace.
Last modified: Luglio 10, 2025


