Orzinuovi (venerdì, 11 luglio 2025) – Sembrava un’innocua fabbrica tessile, ma dietro le tende di un anonimo capannone si celava un vero e proprio mondo sommerso. Il blitz condotto dai Carabinieri di Orzinuovi insieme al Nucleo Ispettorato del Lavoro di Brescia ha smascherato una situazione al limite dello sfruttamento: 11 operai cinesi, sei dei quali completamente in nero e due senza documenti regolari, lavoravano in condizioni proibitive.
di Monia Settimi
Il laboratorio, gestito da un imprenditore cinese di 46 anni, operava nella confezione di abiti per conto terzi, ma dietro le quinte la realtà era ben diversa: zero misure di sicurezza, macchinari fuori norma, nessuna formazione o sorveglianza sanitaria per i lavoratori. Gli ambienti non solo erano insicuri, ma anche inadatti all’abitazione: le forze dell’ordine hanno trovato otto stanze-dormitorio improvvisate, prive di ogni requisito minimo di vivibilità e igiene.
A peggiorare il quadro, la completa assenza di piani di evacuazione, uscite di emergenza e condizioni di lavoro dignitose. Per il titolare è scattata una denuncia a piede libero e un pesante conto da pagare: sanzioni per oltre 76.000 euro tra violazioni amministrative e penali.
Il laboratorio è stato immediatamente chiuso, con l’interdizione dell’intera area produttiva. L’intervento ha messo in luce, ancora una volta, il lato oscuro della filiera tessile low cost, dove i diritti vengono sacrificati in nome del profitto e l’invisibilità diventa strumento di abuso.
Un caso che solleva interrogativi urgenti: quanto ci costa davvero un vestito economico? E a chi?
Last modified: Luglio 11, 2025


