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Tram di Brescia, primi dubbi sul cantiere T2: ombre sulla ditta Manelli, tra stipendi arretrati e contratti in bilico

Brescia — Il futuro della nuova linea tramviaria T2, la grande opera da oltre 320 milioni di euro destinata a cambiare la mobilità bresciana, comincia a mostrare qualche crepa ancor prima che si apra il cantiere. A preoccupare, non sono questioni tecniche o ambientali, ma le ombre che si addensano sull’impresa Manelli, capofila della cordata vincitrice della gara insieme a Alstom e Hitachi Rail.

di Monia Settimi

Da Genova a Palermo, l’azienda pugliese è finita più volte sotto i riflettori per ritardi, tensioni sindacali e stipendi non pagati. Nel capoluogo ligure, il Comune ha addirittura deciso di rescindere il contratto per i lavori della metropolitana, dopo mesi di stop e contestazioni. In Sicilia, invece, i dipendenti hanno incrociato le braccia, denunciando salari arretrati da mesi e cantieri fermi.

Notizie che non sono passate inosservate nemmeno a Brescia, dove in Consiglio comunale si è acceso il dibattito sul rischio di ripercussioni sul progetto locale. Durante la seduta di ottobre, il consigliere Fabio Rolfi ha chiesto chiarimenti alla giunta Castelletti sulle garanzie e i controlli effettuati prima dell’assegnazione dell’appalto.

Il vicesindaco Federico Manzoni, chiamato a rispondere, ha difeso la regolarità dell’intero iter: “Siamo pienamente consapevoli delle criticità emerse altrove, ma la gara è stata aggiudicata in modo trasparente e secondo i criteri dell’offerta economicamente più vantaggiosa. L’ATI guidata da Manelli – ha aggiunto – ha presentato una fideiussione da 22,8 milioni di euro e possiede requisiti tecnici ed economici ben superiori a quelli richiesti. Inoltre, la presenza di partner come Alstom e Hitachi Rail è una garanzia di solidità e qualità”.

Dati alla mano, tutto sembrerebbe in regola: la documentazione richiedeva alle imprese di aver completato lavori per almeno 636 milioni di euro negli ultimi anni, mentre la sola Manelli ha dichiarato un volume d’affari di 640 milioni. Tuttavia, le perplessità restano. “A Genova il cantiere non è mai partito, e le segnalazioni sul mancato pagamento dei dipendenti si ripetono da mesi – ha ribattuto Rolfi –: forse serviva maggiore prudenza”.

La firma del progetto esecutivo, arrivata a giugno con tanto di cerimonia ufficiale, segna il primo passo di un percorso che dovrebbe portare all’apertura dei cantieri entro la fine del 2025 e al completamento dell’opera in circa cinque anni. Ma il rispetto del cronoprogramma dipenderà molto dalla capacità dell’impresa capofila di garantire continuità, liquidità e tempi certi.

Nel frattempo, in Consiglio comunale è esplosa anche un’altra polemica: quella sui libri acquistati dal Comune, cinquanta copie del volume Il canone della longevità scritto dal geriatra Renzo Rozzini, marito della sindaca Laura Castelletti. Costo totale: 1.050 euro.

A sollevare il caso è stata la consigliera Federica Fornasari (Fratelli d’Italia), che ha definito “imbarazzante” l’assenza della sindaca durante la discussione. La replica è arrivata dall’assessore ai Servizi sociali Marco Fenaroli, che si è assunto la responsabilità della decisione: “Non vedo alcuna incompatibilità. Rozzini è una figura di rilievo nazionale. Forse il termine ‘necessario’ nella determina non era il più adatto, ma non mi pare una violazione”.

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Last modified: Ottobre 31, 2025
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