Scritto da 7:01 pm Brescia, Politica

Brescia in piazza per l’Iran: “La libertà non ha confini”

Brescia (mercoledì, 21 gennaio 2026) — Largo Formentone si è acceso di luci, tricolori iraniani e volti determinati. Nessuna bandiera di partito, solo cittadinanza unita, centinaia di persone e un messaggio chiaro: “Brescia è con voi”. La manifestazione, voluta dalle opposizioni ma abbracciata da tutta la città, ha trasformato la piazza in un mosaico di solidarietà verso il popolo iraniano.

di Monia Settimi

Sul selciato, decine di lumini hanno disegnato il profilo dell’Iran, un gesto simbolico della comunità iraniana bresciana che ha fatto da cuore pulsante della protesta. Cartelli e fotografie ricordavano i giovani caduti nelle strade di Teheran, imprigionati o scomparsi durante le proteste contro il regime.

La forza di questa mobilitazione sta nell’unità inattesa: da Forza Italia e Brescia Civica a Azione, passando per la maggioranza cittadina, i sindacati e le associazioni, tutti hanno risposto all’appello. Nessuno schieramento politico, solo la volontà di far sentire la voce di chi non può parlare.

“La dignità non ha passaporto”, ha scandito il presidente della Provincia, Moraschini, sottolineando che la libertà negata a Teheran colpisce anche l’Occidente democratico. La sindaca Castelletti, evocando il legame tra Brescia e le figure simbolo della resistenza iraniana, ha puntato il dito contro la repressione e il controllo dei corpi e delle voci: “Non possiamo accettare che le donne vengano punite per chiedere libertà, né che i giovani vengano uccisi perché manifestano”.

La piazza è stata anche teatro di una lezione sulla guerra dell’informazione: blackout digitali e censura impediscono la documentazione delle violenze, aumentando il rischio di torture e silenzi forzati. Le attiviste di Amnesty International hanno invitato i cittadini a firmare l’appello per proteggere chi protesta in Iran, un gesto concreto per non lasciare soli i manifestanti iraniani.

Quando le autorità hanno concluso i loro discorsi, la comunità iraniana ha preso la parola: cori, grida di libertà, riferimenti a Reza Pahlavi e richieste dirette al Governo italiano. Il messaggio era chiaro e urgente: “Chiudete il consolato, sostenete chi lotta per il futuro del proprio paese”.

La serata a Brescia ha mostrato che la politica può unirsi senza divisioni, che le strade possono diventare un megafono per chi non ha voce e che la solidarietà non conosce confini. Tra lumini, cartelli e cori, la città ha trasformato il silenzio imposto dall’ingiustizia in un coro di libertà.

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Last modified: Gennaio 25, 2026
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