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Brescia Calcio, svolta clamorosa nel caso crediti falsi: la Procura scagiona Massimo Cellino

Brescia (martedì, 12 maggio 2026) — Colpo di scena nell’inchiesta sui presunti falsi crediti d’imposta che ha travolto il Brescia Calcio e segnato una delle stagioni più tormentate della storia recente del club. La Procura di Brescia ha chiesto l’archiviazione per l’ex presidente Massimo Cellino, ritenuto non coinvolto consapevolmente nel sofisticato sistema di frodi fiscali che aveva portato la società sull’orlo del baratro sportivo ed economico.

di Monia Settimi

Secondo gli inquirenti, Cellino sarebbe stato infatti vittima di un articolato meccanismo di raggiri orchestrato da consulenti e intermediari specializzati nella vendita di crediti fiscali inesistenti. Una vicenda che, nella stagione 2024/2025, aveva avuto conseguenze devastanti per il club biancazzurro, culminate con la perdita della categoria e la retrocessione in Serie C.

Il magistrato Jacopo Berardi avrebbe escluso qualsiasi consapevolezza da parte dell’ex patron sulla natura fittizia dei crediti utilizzati per saldare i debiti fiscali della società. Una decisione che cambia radicalmente il quadro dell’inchiesta e alleggerisce la posizione dell’imprenditore sardo.

Restano invece al centro del procedimento diverse figure considerate chiave nell’operazione. Tra queste compaiono il consulente Marco Gamba, il mediatore bresciano Andrea Piceni e Gianluca Alfieri, titolare della struttura milanese che avrebbe ceduto materialmente i crediti fiscali ritenuti inesistenti.

L’indagine si intreccia inoltre con uno dei filoni più pesanti delle maxi-frodi legate ai bonus fiscali. Gli investigatori collegano infatti il sistema a Danilo Porcile, già arrestato nell’ambito di una presunta truffa da 1,7 miliardi di euro sugli ecobonus, e al broker calabrese Francesco Scalercio. Secondo l’accusa, sarebbero stati loro a ideare il meccanismo attraverso la società Alfieri Spv, creata con l’obiettivo di immettere sul mercato crediti fiscali inesistenti destinati ad aziende in cerca di regolarizzazione tributaria.

Gli accertamenti hanno fatto emergere dettagli sorprendenti: la società riconducibile ad Alfieri sarebbe stata priva di dipendenti, senza una reale sede operativa e non registrata negli elenchi della Banca d’Italia. Nonostante questo, sarebbe riuscita a movimentare milioni di euro e a convincere numerose aziende della propria apparente affidabilità, tra cui Brescia Calcio e Trapani.

Secondo gli investigatori, il sistema avrebbe generato incassi per quasi quattro milioni di euro, sfruttando società considerate “scatole vuote” ma capaci di apparire credibili agli occhi delle vittime coinvolte.

La richiesta di archiviazione per Cellino rappresenta ora un passaggio decisivo in una vicenda che ha scosso il calcio italiano e acceso i riflettori sui rischi nascosti dietro il mercato dei crediti fiscali.

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Last modified: Maggio 12, 2026
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