Salò (domenica, 21 giugno 2026) — Il caldo non ha fermato la protesta. A Salò, in piazza Serenissima, circa 200 persone hanno risposto all’appello “SalviAMO il Garda”, dando vita a una mobilitazione che punta i riflettori su un lago sempre più sotto pressione. Una presenza ampia e trasversale, con rappresentanti di una decina di associazioni ambientaliste unite da un obiettivo comune: chiedere un cambio di rotta nella gestione del territorio.
di Monia Settimi
L’iniziativa è stata promossa dal Coordinamento interregionale per la tutela del Garda, rete che riunisce oltre quaranta sigle e che da tempo denuncia le criticità di un equilibrio ambientale sempre più fragile. Secondo i promotori, il lago starebbe subendo gli effetti di un turismo cresciuto rapidamente e governato, in molti casi, da logiche esclusivamente economiche.
Nel corso della manifestazione sono stati elencati i principali nodi irrisolti: dalla cementificazione progressiva delle coste, alla crisi della depurazione, fino alla crescente emergenza abitativa, aggravata dalla diffusione degli affitti brevi turistici che stanno riducendo la disponibilità di case per i residenti. A questi si aggiungono il traffico sempre più intenso, l’impatto delle infrastrutture cicloturistiche lungo le rive e il problema dell’inquinamento.
Particolarmente forte il richiamo ai dati scientifici citati da Luigi Del Prete (Lacus e Plastic Free), secondo cui una ricerca del Dipartimento di Scienze Ambientali dell’Università degli Studi di Milano avrebbe rilevato la presenza di microplastiche in quasi 8 pesci su 10 del lago. Un segnale che gli attivisti definiscono “allarmante” e che impone, a loro avviso, un ripensamento urgente delle politiche ambientali.
Per Isabella D’Isola, presidente della Federazione per il riconoscimento dei diritti del Garda, il lago dovrebbe essere considerato un patrimonio da proteggere a tutte le scale — locale, nazionale e internazionale — e recuperato, per quanto possibile, nella sua qualità paesaggistica e ambientale di qualche anno fa.
Sulla stessa linea Cristina Milani, storica attivista di Legambiente, che ha sottolineato come il sistema sia ormai vicino a un punto critico: “Il lago sta soffrendo profondamente, è il momento di intervenire prima che sia troppo tardi”. Secondo gli attivisti, senza un ambiente sano e vivibile anche per i residenti, a lungo termine si rischia di compromettere proprio l’attrattività turistica del Garda.
Quella di Salò è stata la terza camminata di protesta promossa dal Coordinamento, dopo le iniziative già svolte a Riva nel 2024 e a Garda nel 2025. Un elemento che ha colpito molti partecipanti è stata l’assenza dei sindaci dei comuni lacustri, tutti invitati ma nessuno presente all’appuntamento.
Una protesta che non si limita alla denuncia, ma che rilancia una domanda centrale: quale futuro per il Garda, tra tutela ambientale, turismo e qualità della vita?
Last modified: Giugno 21, 2026



