Brescia (domenica, 4 ottobre 2026) — Il costo di un viaggio, di una consegna o di un intervento parte ormai dal distributore. Nel Bresciano, infatti, il prezzo dei carburanti si mantiene su livelli superiori alla media regionale e la differenza pesa soprattutto sulle aziende che hanno bisogno di spostarsi ogni giorno.
di Monia Settimi
Gli ultimi numeri dell’Osservatorio prezzi carburanti del Mimit, riferiti al 2 ottobre, indicano per la provincia una media di 2,313 euro al litro per il gasolio self service. La benzina si ferma invece a 2,101 euro. In Lombardia i valori medi risultano leggermente più bassi: 2,291 euro per il diesel e 2,083 euro per la benzina.
La distanza può sembrare contenuta quando viene calcolata su un singolo litro. Diventa però tutt’altro che trascurabile quando viene moltiplicata per migliaia di chilometri, soprattutto per chi utilizza quotidianamente un veicolo commerciale.
E proprio guardando ai singoli territori emergono alcune delle situazioni più pesanti. A Lumezzane il diesel arriva a 2,520 euro al litro, mentre a Tremosine si raggiungono 2,510 euro. Sul fronte della benzina, il dato più alto riportato è quello di Sabbio Chiese, con 2,299 euro al litro.
Una fotografia che racconta anche quanto possa essere diversa la spesa sostenuta da un automobilista o da un’impresa a seconda del Comune in cui effettua il rifornimento.
Il problema diventa ancora più evidente per il mondo produttivo. Un artigiano che deve raggiungere diversi clienti, una piccola impresa impegnata nei cantieri o un’attività che effettua consegne non può semplicemente decidere di lasciare il mezzo in garage. Il veicolo è parte integrante del lavoro e il carburante diventa quindi un costo inevitabile.
È su questo fronte che Cna richiama l’attenzione. L’aumento della componente energetica, secondo le stime dell’associazione, sta producendo conseguenze significative sui bilanci di famiglie e imprese italiane. Dall’inizio del conflitto in Iran, il maggior esborso energetico rispetto ai valori medi di febbraio sarebbe arrivato a circa 16,5 miliardi di euro.
Una fetta consistente di questa cifra riguarda proprio benzina e gasolio, con una spesa aggiuntiva stimata tra 7,4 e 7,6 miliardi di euro. Il resto si distribuisce tra elettricità e gas, che incidono rispettivamente per circa 5,8-6 miliardi e 3-3,3 miliardi.
E la prospettiva per la parte finale del 2026 non è rassicurante. Secondo le proiezioni di Cna, se le quotazioni energetiche dovessero mantenersi sui livelli attuali e le misure di contenimento dei prezzi dei carburanti fossero confermate fino a dicembre, il conto aggiuntivo per famiglie e imprese potrebbe arrivare complessivamente a 33 miliardi di euro.
Per le piccole attività, il problema non riguarda soltanto il bilancio mensile. Costi più elevati significano anche meno spazio per acquistare attrezzature, assumere personale, innovare o programmare nuovi investimenti.
Il presidente nazionale di Cna, Dario Costantini, parla di un peso che finisce per comprimere consumi e investimenti. Una situazione che, secondo l’associazione, rischia di propagarsi lungo le filiere produttive.
Dal territorio arriva la stessa preoccupazione. Giordano Apostoli, presidente di Cna Brescia, sottolinea come per numerose micro e piccole imprese il mezzo aziendale sia indispensabile per svolgere l’attività quotidiana. Quando il prezzo del diesel sale, il rincaro si trasferisce immediatamente sui costi di gestione.
Per Apostoli, gli interventi messi in campo hanno contribuito a rallentare la corsa dei prezzi, ma non sono sufficienti a risolvere il problema alla radice. La richiesta è di costruire una risposta più stabile, intervenendo sulla trasparenza dei prezzi e prevedendo strumenti di sostegno realmente accessibili alle imprese più piccole.
C’è poi un altro tema: quello della destinazione delle maggiori entrate fiscali generate dall’aumento dei prezzi. Secondo Cna, una parte di queste risorse dovrebbe essere utilizzata per alleggerire il peso dell’energia su famiglie e imprese.
Perché il problema, alla fine, non si misura soltanto davanti a una colonnina. Un carburante più caro significa consegne più costose, trasferte più pesanti e margini più stretti. E per un tessuto economico composto in larga parte da piccole imprese, anche pochi centesimi in più possono trasformarsi, chilometro dopo chilometro, in un conto difficile da sostenere.
Last modified: Ottobre 9, 2026



