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Brescia, piazza Loggia e firme sospette: la partecipazione cittadina sotto i riflettori

Brescia — Una seduta del Consiglio comunale di Brescia densa di tensione e dibattito, aperta come di consueto dalle interrogazioni, ha messo in luce due questioni calde: il divieto di manifestare in piazza Loggia e il caso delle firme sospette raccolte per una petizione sulla sicurezza. Due temi diversi, uniti però dallo stesso filo conduttore: la partecipazione civica.

di Monia Settimi

Giovanni Posio (FdI) ha acceso la discussione sull’uso delle piazze pubbliche, segnalando come il divieto di eventi non istituzionali in piazza Loggia sia stato applicato in modo non uniforme. “Se c’è una deroga alla libertà di manifestare, deve essere chiara e uguale per tutti”, ha sottolineato. La sindaca Laura Castelletti ha risposto ribadendo la continuità con le precedenti amministrazioni: otto piazze restano a disposizione per iniziative politiche e sociali, mentre Loggia è riservata a eventi istituzionali e giornate civiche. “Non si può banalizzare il significato di Piazza Loggia: è la piazza democratica e antifascista della città, spazio di unità tra istituzioni e cittadini”, ha affermato. L’opposizione ha insistito, chiedendo regole più coerenti e un accesso più equo, pur regolamentato.

Il dibattito si è poi spostato sulla petizione presentata da Fratelli d’Italia per la sicurezza e l’introduzione del taser, depositata lo scorso 17 ottobre con 1.371 firme. Gli uffici comunali hanno riscontrato numerose irregolarità: sottoscrizioni di persone decedute, cittadini emigrati, firme duplicate o contestate dai firmatari stessi. Il vicesindaco Federico Manzoni ha spiegato che le verifiche hanno riguardato quantità e qualità delle firme e ha ricordato che i promotori avevano promesso di dimostrarne l’autenticità… promessa ancora in attesa. “Segno che la faccenda è più complessa del previsto”, ha commentato con ironia.

Il capogruppo Pd Roberto Omodei ha colto l’occasione per sottolineare come le petizioni siano strumenti dei cittadini e non dei partiti, e come l’uso superficiale di questo strumento sottragga spazio alla partecipazione reale. Fratelli d’Italia ha espresso irritazione, soprattutto perché il regolamento del Consiglio non consente dibattito durante le interrogazioni, e Carlo Andreoli ha ribadito che la maggioranza tende a limitare le istanze dei cittadini.

In entrambe le questioni emerge la necessità di regole chiare e condivise, capaci di garantire libertà, trasparenza e sicurezza nella vita pubblica, dalla piazza alle petizioni.

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Last modified: Novembre 10, 2025
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