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Paratico, il Consiglio di Stato ordina le ruspe: i negozi sul lago vanno demoliti

Paratico (martedì, 1° luglio 2025) – Dopo nove lunghi anni di carte bollate, ricorsi e sentenze, il verdetto è definitivo: le due strutture commerciali costruite sull’ex area della piscina comunale di Paratico, affacciate direttamente sul Lago d’Iseo, dovranno essere demolite entro 90 giorni. A stabilirlo è il Consiglio di Stato, che con la sentenza depositata il 27 giugno ha accolto la richiesta di Legambiente e scritto l’epilogo di una vicenda diventata emblematica per la tutela del paesaggio lacustre.

di Monia Settimi

Era il 2016 quando il Comune autorizzò la costruzione di due medie strutture di vendita con parcheggi e opere accessorie al posto dell’ex piscina comunale. Un progetto da subito contestato da Legambiente, dal circolo locale Basso Sebino e da numerosi cittadini, che denunciarono irregolarità urbanistiche e paesaggistiche. La prima svolta arrivò nel 2019, quando il Consiglio di Stato annullò i permessi rilasciati e la variante urbanistica che li legittimava. Ma il Comune non si fermò: approvò una seconda variante, rilasciò nuovi titoli edilizi e le opere continuarono.

Nel marzo 2024, i giudici ribadirono l’illegittimità delle costruzioni e invalidarono anche il secondo tentativo di “sanatoria”. Nonostante ciò, l’amministrazione comunale provò una terza strada urbanistica, spingendo Legambiente a rivolgersi nuovamente ai giudici, chiedendo l’ottemperanza della sentenza.

Il 27 giugno 2025 la decisione definitiva: i giudici della Seconda Sezione del Consiglio di Stato hanno dato ragione all’associazione ambientalista, sottolineando che nessuna variante può sanare ciò che è stato costruito senza titolo legittimo.

«Dopo nove anni, la legalità è stata ristabilita», ha dichiarato Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia, che ha ringraziato anche l’avvocata Emanuela Beacco per il supporto legale. «Ci dispiace che il Comune abbia insistito, cercando scorciatoie invece di rispettare le regole. Ora aspettiamo la demolizione».

L’area, vincolata dal punto di vista paesaggistico e parte della Rete Ecologica Regionale, rientra nella fascia di rispetto dei 300 metri dalla riva: costruirci negozi era, fin dall’inizio, fuori dalle norme.

La palla torna all’amministrazione comunale, che dovrà eseguire l’ordinanza o rischia l’intervento della Prefettura. Intanto, la sentenza rappresenta una vittoria simbolica per chi difende il territorio: un messaggio chiaro a chi tenta di aggirare le regole in nome della speculazione.

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Last modified: Luglio 1, 2025
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