Brescia (mercoledì, 15 ottobre 2025) — Un boato all’alba ha squarciato la quiete di Castel d’Azzano, nel Veronese. In pochi istanti, un’operazione di routine si è trasformata in una tragedia che ha scosso l’intero Paese. Tre carabinieri hanno perso la vita in una violenta esplosione durante un intervento di sgombero. Tra loro due bresciani: il luogotenente Marco Piffari e il brigadiere capo Valerio Daprà, uomini che avevano dedicato la loro vita all’Arma e al servizio dello Stato.
di Monia Settimi
Il Governo ha proclamato il lutto nazionale e disposto funerali di Stato per onorare i militari caduti.
L’esplosione è avvenuta durante un sopralluogo in un casolare di via San Martino, pignorato dopo anni di contenziosi. All’interno dell’abitazione, secondo la Procura di Verona, Maria Luisa Ramponi, 59 anni, avrebbe saturato le stanze di gas proveniente da sei bombole e, all’arrivo dei carabinieri, avrebbe lanciato bottiglie incendiarie, provocando una deflagrazione devastante. Le bodycam dei militari hanno ripreso tutto: l’ingresso, le scale, poi il boato e il caos.
Diciassette persone, tra carabinieri e vigili del fuoco, sono rimaste ferite. I fratelli Ramponi sono stati arrestati, mentre la donna, gravemente ustionata, è piantonata in ospedale. «Un gesto folle e imprevedibile», ha commentato il colonnello Claudio Papagno, comandante provinciale dei carabinieri di Verona. «I nostri uomini stavano semplicemente eseguendo un provvedimento dell’autorità giudiziaria. Nessuno poteva immaginare un simile orrore».
Non era la prima volta che i Ramponi manifestavano comportamenti estremi. Negli ultimi mesi, la donna aveva minacciato di darsi fuoco e già in passato aveva riempito la casa di gas per protesta contro lo sfratto. In rete circolava un video in cui parlava della loro “battaglia per la giustizia”. Parole che oggi risuonano come un presagio tragico.
Marco Piffari, 56 anni, era un carabiniere di grande esperienza e comandante stimato del reparto di Mestre. Nato a Taranto ma cresciuto a Rezzato, aveva partecipato a missioni in Libano, Kosovo, Somalia e Iraq. I colleghi lo ricordano come un uomo equilibrato, preciso e sempre vicino ai suoi uomini.
Valerio Daprà, anche lui 56enne, era nato a Brescia e aveva iniziato la carriera nel battaglione paracadutisti “Tuscania”. Aveva prestato servizio in reparti operativi ad alto rischio, distinguendosi per coraggio e professionalità. Conviveva con la compagna Sandra e lascia un figlio di 26 anni.
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha espresso «profondo dolore e vicinanza all’Arma e ai familiari delle vittime». Parole di cordoglio anche dalla premier Giorgia Meloni e dalle più alte cariche dello Stato, che hanno chiesto di osservare un minuto di silenzio in memoria dei militari caduti.
L’Italia intera si stringe nel dolore e nella riconoscenza per tre uomini che hanno onorato la divisa fino all’ultimo istante. Il loro sacrificio resterà un simbolo di servizio, coraggio e lealtà.
Last modified: Ottobre 16, 2025


