Brescia (sabato, 11ottobre 2025) — A Brescia la terra parla ancora di un passato industriale che non smette di chiedere cura. Sono 360 i siti contaminati che attendono interventi di bonifica: un mosaico di ferite diffuse tra aree pubbliche e private, che raccontano decenni di attività produttive e trasformazioni urbane. Solo una piccola parte – circa il 10% – appartiene al Comune, ma è proprio da qui che l’amministrazione ha deciso di ripartire per disegnare la roadmap del risanamento ambientale dei prossimi dodici mesi.
di Monia Settimi
“Non si tratta di interventi episodici,” ha dichiarato l’assessora all’Ambiente Camilla Bianchi durante la Commissione Ecologia. “Ogni cantiere è un pezzo di città che restituiamo ai cittadini in sicurezza. La sfida è complessa, ma la affrontiamo con numeri e obiettivi chiari.”
Il simbolo di questa sfida resta la Caffaro di via Nullo, il cuore del Sito di interesse nazionale che da anni rappresenta la ferita ambientale più profonda. Qui il percorso è articolato: prima la caratterizzazione dei terreni, poi la messa in sicurezza, infine la bonifica vera e propria. “Seguiamo tutte le procedure previste per il Sin, con un’attenzione costante a sicurezza e qualità,” ha spiegato Susi Canti, responsabile dell’Unità Risanamento Ambientale.
Accanto alla Caffaro, spiccano altri cantieri che segnano la geografia della rinascita. Al parco di via Livorno, nel quartiere Chiesanuova, un’area di 40mila metri quadrati finanziata con 3,8 milioni di euro dal PNRR, la tabella di marcia si è complicata per varianti, ritardi e imprevisti di cantiere. “Sul cantiere è accaduto di tutto,” ha ammesso Canti: materiali non previsti, carenze di personale e penali giornaliere imposte all’impresa. Ora la nuova scadenza è fissata a fine 2025.
Più regolare l’andamento dei lavori al parco di via Dal Monte, dove il piano da due milioni di euro procede secondo programma. La prima fase si chiuderà in autunno 2025, mentre la seconda partirà a breve. “Speriamo che questo cantiere mantenga il ritmo, senza le difficoltà di via Livorno,” ha commentato Canti.
Ma a volte i ritardi non dipendono da errori umani, bensì dal passato stesso della città. In via Milano, gli scavi per il nuovo parcheggio hanno riportato alla luce una necropoli romana, costringendo a una temporanea sospensione dei lavori. Se non ci saranno ulteriori sorprese, la bonifica dovrebbe concludersi entro fine anno.
Anche il parco di via Fusera procede senza intoppi, con fine lavori prevista per dicembre 2025, mentre a est della città l’ex cava Piccinelli, oggi area Cagimetal, rimane sotto stretta osservazione per la contaminazione da Cesio 137. Le analisi radiologiche avviate nel 2025 stabiliranno se servirà una vera bonifica o soltanto una messa in sicurezza.
In via Serenissima, la rimozione dei rifiuti è partita con un accordo quadro e dovrebbe chiudersi nei primi mesi del 2026. Parallelamente, il progetto della ciclabile lungo il Mella entra nella fase esecutiva, con gara prevista entro dicembre. Anche qui, ogni metro di terreno dovrà essere trattato con attenzione a vincoli e contaminazioni.
“La bonifica non è un gesto simbolico, ma una scelta politica,” ha concluso Bianchi. “È un investimento sul futuro, un modo per sanare le ferite del passato e restituire fiducia ai cittadini.”
Tra fanghi, recinzioni e carotaggi, Brescia sta lentamente riscrivendo la sua geografia, trasformando aree dimenticate in spazi di rinascita. Un passo alla volta, la città prova a chiudere le sue 360 ferite aperte — e a respirare di nuovo.
Last modified: Ottobre 12, 2025


