Brescia — Il sogno del porta a porta integrale a Brescia si ferma qui. La Giunta Castelletti ha deciso di non proseguire su quella strada, puntando invece sul potenziamento del sistema misto già in uso, con cassonetti “intelligenti”, nuove tecnologie e una gestione più mirata dei rifiuti. Una decisione che, secondo Palazzo Loggia, non è una resa, ma un passo pragmatico per coniugare sostenibilità ambientale e sostenibilità economica.
di Monia Settimi
Lo studio commissionato al consulente ambientale Giovanni Montresori ha dato un responso chiaro: il porta a porta totale garantirebbe sì un aumento della differenziata, ma con costi troppo alti. L’analisi prevede infatti un incremento della spesa di quasi il 18%, passando dai 36,9 milioni attuali a oltre 43 milioni l’anno. Tutto a carico dei cittadini, visto che la legge impone alla Tari di coprire interamente i costi del servizio. Il gioco, insomma, non varrebbe la candela.
La sindaca Laura Castelletti ha ribadito che l’obiettivo resta quello fissato dall’Unione Europea — arrivare all’83,3% di raccolta differenziata entro il 2027 — ma senza gravare sui bilanci familiari. “Non è una guerra tra cassonetti e bidoncini, ma una scelta di equilibrio. Vogliamo una città pulita e tariffe sostenibili”, ha dichiarato.
Il nuovo piano punta dunque su cassonetti elettronici apribili con tessera o app, pronti per la tariffa puntuale che premierà i comportamenti virtuosi. Accanto alla tecnologia, è previsto un rafforzamento dei controlli ambientali, nuove telecamere e ispettori con poteri sanzionatori, oltre a campagne di sensibilizzazione e all’apertura del Centro del riuso di via Pertusati. L’obiettivo è anche quello di recuperare le 15 tonnellate di materiali riciclabili che oggi finiscono ancora nel cassonetto grigio.
Ma non tutti hanno accolto con favore la decisione della Giunta. L’annuncio ufficiale è arrivato poche ore prima della riunione della Commissione Ambiente, scatenando la protesta delle opposizioni e anche di una parte della maggioranza. “Una mossa di cattivo gusto – ha commentato Nini Ferrari di Fratelli d’Italia – che toglie senso al dibattito politico”. Dalla maggioranza, la consigliera Valentina Gastaldi (Bresciattiva) non ha nascosto il suo disappunto: “La scelta sembra già scritta, e questo fa pensare che i programmi elettorali valgano solo quando conviene”.
A tentare di stemperare i toni ci ha pensato l’assessora all’Ambiente Camilla Bianchi, che ha invitato a guardare al percorso in Commissione come a un’occasione di confronto costruttivo. Ma la sensazione diffusa è che la decisione sia ormai definitiva.
Brescia, ancora una volta, sceglie la via del pragmatismo. Meno romanticismo, più realismo: un passo indietro sul porta a porta integrale, forse, ma con lo sguardo rivolto a un obiettivo più concreto — una città pulita, moderna e con costi sostenibili per chi la abita.
Last modified: Ottobre 31, 2025


