Darfo Boario Terme (giovedì, 4 settembre 2025) — Fabrizio Minini, 48 anni, originario del Lago d’Iseo, lavora per la Croce Rossa internazionale dal 2007. Logista esperto, coordina rifornimenti di cibo e medicinali in zone di conflitto. Negli ultimi due anni è stato a lungo nella Striscia di Gaza, vivendo in prima persona la guerra, i bombardamenti e la devastazione delle città.
di Monia Settimi
“Quando sono arrivato per la prima volta,” racconta Minini, “Rafah era già un campo profughi enorme: pochi abitanti originari, un milione e mezzo di sfollati, nessuna acqua né servizi igienici adeguati. Oggi quella situazione sembra un paradiso rispetto a quello che ho visto dopo.”
Nei mesi successivi, secondo Minini, la violenza non ha avuto tregua: “Dall’aprile 2024 bombardamenti continui, senza alcun rispetto per ospedali, scuole o strutture umanitarie. Le bombe cadevano a pochi metri dalle nostre sedi, persino dai corridoi di Netzarim, una vera e propria ‘dead zone’.”
Il sistema sanitario è collassato: “Tutti gli ospedali, tranne pochi, sono stati distrutti. Genitori arrivavano con i figli dilaniati dalle bombe, spesso senza possibilità di cure. Ho visto bambini portati pezzo per pezzo in ospedale.”
Oltre alla violenza diretta, la fame è diventata arma: prima del 7 ottobre passavano 500 camion di aiuti al giorno, poi solo otto. La carestia e la chiusura dei valichi hanno ridotto il cibo a insufficienza totale, costringendo i bambini a ingoiare sabbia per sopravvivere.
Minini racconta anche dei crimini diretti contro operatori umanitari: “15 nostri colleghi della Croce Rossa palestinese uccisi mentre prestavano soccorso, bombardamenti mirati, double tap strike su soccorritori e personale medico.”
L’impunità, secondo lui, è garantita dagli Stati Uniti: “Israele opera sapendo di non rischiare nulla. Mostrano i loro crimini sui social come fosse un gioco. L’Occidente osserva, mentre la popolazione civile muore.”
Per Minini, l’obiettivo finale appare chiaro: “Creare città umanitarie dove rinchiudere i palestinesi, eliminare gli uomini in età da combattimento e deportare i sopravvissuti. Ma i gazawi non si arrenderanno: preferiscono morire piuttosto che perdere la loro terra.”
Last modified: Settembre 10, 2025


