Brescia (mercoledì, 15 ottobre 2025) — Sembrano uscite da un film di fantascienza, ma sono realtà. Si chiamano Ecmo — acronimo di ExtraCorporeal Membrane Oxygenation — e sono le macchine che, nei momenti più critici, sostituiscono cuore e polmoni per tenere in vita chi è in condizioni disperate. Agli Spedali Civili di Brescia, queste apparecchiature non sono solo tecnologia avanzata: sono strumenti di salvezza, che ogni anno regalano decine di seconde possibilità.
di Monia Settimi
Nel reparto di Anestesia e Rianimazione cardiochirurgica, diretto dal professor Sergio Cattaneo, oggi si contano cinque Ecmo, una delle quali sempre pronta a entrare in azione. Prima della pandemia erano utilizzate appena una decina di volte all’anno; oggi, grazie alla crescita di competenze e alla specializzazione del personale, vengono attivate fino a 75 volte. Un salto che racconta il progresso, ma anche la fiducia dei pazienti e degli ospedali di tutto il territorio.
«Le usiamo quando il cuore o i polmoni non ce la fanno più», spiega Cattaneo, affiancato dal professor Stefano Benussi, direttore dell’Unità complessa di Cardiochirurgia. «Sono il ponte che consente al paziente di arrivare alla guarigione o al trapianto». I Civili, inoltre, dispongono di una squadra mobile specializzata: medici e infermieri in grado di raggiungere altri ospedali, come Cremona o Mantova, collegare il paziente all’Ecmo e trasportarlo in sicurezza fino a Brescia.
Dietro queste storie di tecnologia e coraggio ci sono volti e vite reali. Come quella di Davide Galli, di Saronno: «L’Ecmo mi ha tenuto in vita dieci giorni, in attesa di un nuovo cuore», racconta. Da quell’esperienza è nata “Ecmo per la vita – Onlus”, associazione di ex pazienti che oggi sostiene i reparti di terapia intensiva e cardiochirurgia, offrendo aiuto concreto e conforto umano a chi attraversa la stessa battaglia.
Proprio l’associazione, guidata da Oscar Pedretti e presente anche ai Civili con il referente Alessandro Marinoni, ha recentemente donato una nuova sala d’attesa al reparto di Rianimazione cardiochirurgica: un ambiente accogliente e luminoso, con pareti che richiamano la natura, mongolfiere colorate e un angolo giochi per i bambini. Un piccolo rifugio di calore in un luogo dove la speranza è quotidiana.
«Siamo stati fortunati e vogliamo restituire ciò che abbiamo ricevuto», ha detto il presidente Pedretti durante l’inaugurazione. Parole che hanno commosso anche il direttore generale dell’Asst, Luigi Cajazzo, che ha ringraziato l’associazione: «Accanto ai giganti della medicina, ci sono i giganti del cuore. E Brescia è piena di persone che sanno farsi prossime, con generosità e passione».
Agli Spedali Civili, la vita non si misura solo in battiti o respiri. Si misura in mani che salvano, in macchine che ridanno tempo e in persone che trasformano la gratitudine in speranza per gli altri.
Last modified: Ottobre 16, 2025


