Brescia — Nel giorno dedicato all’Unità Nazionale e alle Forze Armate, Brescia si scopre divisa. Due piazze, due celebrazioni e due narrazioni opposte dello stesso anniversario.
di Monia Settimi
Da una parte, in piazza Vittoria, si sono ritrovati i movimenti identitari, per ricordare i caduti bresciani della Prima guerra mondiale e celebrare quella che definiscono “la giornata della vittoria”. Dall’altra, in piazza Loggia, il Comitato Permanente Antifascista ha dato vita a un presidio in memoria delle vittime della strage del 1974, come segno di opposizione alla presenza dei gruppi di estrema destra nello spazio pubblico cittadino.
Tra i due luoghi, distanti poche centinaia di metri, un imponente cordone di polizia e carabinieri ha garantito che la serata scorresse senza incidenti. Nessun contatto diretto tra i partecipanti, solo cori e slogan lanciati a distanza, poi rientrati in un clima di prudente calma.
La prima ad animarsi è stata piazza Loggia, dove un centinaio di persone si è radunato intorno alle 20. Al microfono, Dino Greco, di Rifondazione Comunista, ha chiarito il senso dell’iniziativa: “Siamo qui per ribadire che la città non può lasciare spazio a chi inneggia al fascismo e all’odio. Brescia deve restare un luogo di memoria e di democrazia”.
Durante il presidio, i partecipanti hanno denunciato quella che definiscono una “strumentalizzazione patriottica” del 4 novembre, accusando il Governo di piegare la ricorrenza a una retorica militarista, lontana dai valori di pace e solidarietà che la città ha spesso rivendicato.
Poco distante, sotto il Masso dell’Adamello, si è svolta invece la commemorazione promossa dai gruppi identitari, alla presenza di una cinquantina di persone. Ordinati in file, bandiere tricolori alla mano, i partecipanti hanno osservato un momento di raccoglimento per i caduti della Grande Guerra.
Il portavoce Andrea Boscolo ha definito il 4 novembre “la giornata della vittoria italiana contro l’impero austro-ungarico”, sottolineando il valore “patriottico e sacro” della memoria dei soldati volontari. Non sono mancate, nel discorso, rivendicazioni storiche sul tema dell’Istria e della Dalmazia e riferimenti alla “patria incompiuta”.
Un breve scambio di cori tra i due fronti – “camerati” da un lato, “siamo tutti antifascisti” dall’altro – ha portato le forze dell’ordine a presidiare per qualche minuto il centro città, ma la serata si è conclusa senza tensioni.
Negli ultimi mesi, secondo osservatori locali, i gruppi di destra radicale bresciani stanno attraversando una fase di maggiore visibilità pubblica, con presenze in piazza e iniziative che mirano a riposizionarsi nel dibattito cittadino. Il riferimento è anche alla manifestazione della notte di Santa Lucia del 2024, considerata il loro primo segnale di ritorno.
Al centro delle più recenti rivendicazioni compare la parola “remigrazione”, concetto che indica il rimpatrio – volontario o forzato – degli stranieri, già sostenuto da una rete di sigle dell’estrema destra, tra cui Brescia ai Bresciani.
Due piazze, dunque, e due visioni contrapposte della storia e dell’identità nazionale. In mezzo, una città che, nel giorno dell’Unità d’Italia, si è trovata ancora una volta a fare i conti con la propria memoria e con il peso, mai davvero risolto, del suo passato.
Last modified: Novembre 7, 2025


