Scritto da 10:46 pm Attualità, Brescia, Top News

Cassazione: azienda sanitaria responsabile per la morte di un anestesista dopo 16 ore di lavoro. UGL Salute: “Una vittoria di civiltà”

Brescia — Una sentenza destinata a segnare un precedente importante nel mondo della sanità. Con la decisione n. 26923/2025, la Corte di Cassazione ha riconosciuto la responsabilità di un’azienda sanitaria per la morte di un anestesista, stroncato da un infarto dopo quasi sedici ore consecutive di servizio.
Una pronuncia che, oltre a fare giurisprudenza, riaccende il dibattito sulla sicurezza e sulla dignità del lavoro nelle corsie degli ospedali italiani.

di Monia Settimi

“È una vittoria di civiltà, un atto di giustizia che restituisce verità e rispetto ai professionisti della salute”, ha dichiarato Gianluca Giuliano, segretario nazionale della UGL Salute, commentando la decisione della Suprema Corte.

Giuliano sottolinea come la sentenza sancisca un principio di grande rilevanza: una volta accertato il legame tra stress lavorativo e danno alla salute, spetta al datore di lavoro dimostrare di aver adottato tutte le misure preventive, come previsto dall’articolo 2087 del Codice Civile. Un passaggio che, secondo il sindacato, potrebbe cambiare in modo significativo il modo in cui le aziende sanitarie gestiscono turni e carichi di lavoro.

“Da anni denunciamo l’insostenibilità dei ritmi imposti al personale sanitario,” aggiunge Giuliano. “Medici, infermieri e operatori sono costretti a coprire turni estenuanti per sopperire a carenze di organico ormai strutturali. Questa sentenza afferma finalmente che la tutela della salute non può fermarsi ai pazienti: deve riguardare anche chi li cura.”

Il sindacato richiama le istituzioni a un’assunzione di responsabilità concreta, chiedendo organici adeguati, turni sostenibili e un’effettiva prevenzione dello stress lavoro-correlato. “Non si può più morire di lavoro, soprattutto in corsia,” conclude Giuliano. “La Cassazione ci ricorda che la sicurezza di chi cura è parte integrante della sicurezza di chi viene curato. È tempo che il sistema sanitario ne prenda atto.”

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Last modified: Novembre 7, 2025
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