Brescia (venerdì, 4 luglio 2025) – Brescia si trova ad un bivio cruciale nella sua sfida verso la transizione ecologica. Il Comune ha recentemente tracciato un bilancio sul Piano Aria e Clima (PAC), svelando un quadro fatto di progetti ambiziosi, ma anche di problemi ancora irrisolti, in particolare su come coinvolgere davvero i cittadini, tradurre le idee in azioni tangibili e affrontare le emergenze ambientali che si fanno sempre più pressanti.
di Monia Settimi
Dietro a una montagna di dati, modelli e consultazioni pubbliche, il percorso per cambiare il volto della città sembra ancora in gran parte teorico. È questo il sentimento emerso durante l’incontro organizzato mercoledì a Palazzo Martinengo delle Palle, dove esperti e amministratori si sono confrontati sulle sfide del PAC. Tra gli interventi più incisivi, quello del giornalista Ferdinando Cotugno, che ha ricordato come la crisi climatica sia un problema concreto e quotidiano, che già oggi provoca vittime, soprattutto tra i più fragili, a causa delle ondate di calore e delle condizioni sanitarie aggravate.
L’attenzione si è poi spostata sulle ricadute occupazionali di questa transizione: come si preparano i lavoratori a un mercato che cambia? La risposta, almeno a livello ufficiale, resta vaga, soprattutto alla luce delle recenti segnalazioni sui cantieri di San Polo, dove, nonostante l’ordinanza regionale che vieta lavori all’aperto nelle ore più calde, gli operai erano ancora impegnati senza le necessarie protezioni.
Un altro nodo cruciale è il coinvolgimento dei cittadini. Se da una parte sono attivi momenti di partecipazione locale – come l’Urban Center e il bilancio partecipativo –, dall’altra mancano risposte a richieste più coraggiose e strutturali. La petizione “Brescia al passo coi tempi”, con migliaia di firme, è stata finora ignorata. Anche le proposte di Legambiente per chiudere al traffico il Cidneo in vista dell’ascensore del Castello sono rimaste inascoltate, smentendo le aspettative di chi sperava in scelte più audaci per la mobilità urbana.
La giunta preferisce puntare su incentivi e opportunità, evitando misure restrittive che potrebbero risultare impopolari. Ma questa strategia solleva dubbi: senza limitazioni concrete, quanti cittadini modificheranno davvero le proprie abitudini di spostamento? Nel frattempo, la sindaca ha criticato alcune posizioni ambientaliste definite “contrarie anche a opere fondamentali”, ma il dibattito resta aperto su quale equilibrio trovare tra pragmatismo e ambizione.
Sul fronte tecnico, il PAC procede, con i dati presentati da esperti come Angelo Capretti e Stefano Zenoni che evidenziano l’impatto dell’industria locale sull’inquinamento e delineano priorità per l’adattamento al clima: dalla gestione delle risorse idriche alla lotta all’innalzamento delle temperature. L’assessora Camilla Bianchi ha mostrato progressi significativi nella riduzione delle emissioni, ma ha avvertito che senza interventi mirati Brescia rischia di arenarsi.
Il calendario è serrato: entro fine 2025 il piano dovrà essere approvato e presentato in consiglio, in vista della candidatura a European Green Capital 2026. Ma la partita decisiva sarà trasformare le ambizioni in cambiamenti reali, prima che il tempo scada.
Brescia ha le carte in regola per guidare la svolta verde, ma serve ora coraggio, concretezza e una maggiore capacità di coinvolgere davvero chi abita la città. La sfida è lanciata: riuscirà la Leonessa a risvegliarsi davvero ecologica?
Last modified: Luglio 5, 2025


