Brescia (giovedì, 2 ottobre 2025) — Il dibattito sulla riforma dell’Irpef è ufficialmente aperto. Al centro delle discussioni politiche c’è una proposta che potrebbe segnare una svolta per milioni di italiani: ridurre l’aliquota dal 35% al 33% per i redditi compresi tra 28mila e 50mila euro. Una misura pensata per dare respiro soprattutto al ceto medio, ma che apre anche un grande interrogativo: quanto sarà effettivo il risparmio e come sarà finanziato?
di Monia Settimi
Secondo gli ultimi dati, meno della metà della popolazione italiana paga l’Irpef. Su circa 59 milioni di residenti, soltanto 33,5 milioni versano un euro di imposta sul reddito, e di questi, il 77% del gettito totale arriva da appena 11,6 milioni di contribuenti. Una fotografia che smonta, almeno in parte, l’idea di un Paese “strozzato dalle tasse” e mette in luce una distribuzione del carico fiscale profondamente sbilanciata.
La proposta di riforma – spinta in particolare da Forza Italia – rientra nel più ampio piano della legge di Bilancio 2026. Il progetto prevede di semplificare la struttura dell’Irpef in tre scaglioni:
- 23% per redditi fino a 28.000 euro
- 35% tra 28.001 e 50.000 euro
- 43% sopra i 50.000 euro
L’intervento riguarderebbe il secondo scaglione, abbassando l’aliquota al 33%. Il risultato? Un alleggerimento tangibile per molti, anche se non uniforme. Per un reddito di 29mila euro, il risparmio annuo si aggirerebbe sui 20 euro; per chi arriva a 50mila euro, il vantaggio sarebbe più consistente: fino a 440 euro l’anno, ossia circa 37 euro al mese.
Un dettaglio non da poco: anche i redditi superiori ai 50mila euro beneficerebbero di questo taglio fino al tetto di 50mila euro, con un vantaggio medio di circa 440 euro annui. Tuttavia, la parte eccedente continuerebbe a essere tassata al 43%.
La manovra, però, non è priva di conseguenze: il costo stimato per lo Stato sarebbe di circa 2,57 miliardi di euro. Di questi, 1,24 miliardi graverebbero sui redditi medi e 1,33 miliardi sui redditi più alti. Per compensare il minor gettito, il ministero dell’Economia valuta di introdurre una franchigia che potrebbe ridurre, se non azzerare, parte del beneficio.
La sfida ora è politica: trovare le risorse senza indebolire il bilancio dello Stato. Una partita aperta che influenzerà non solo il futuro dell’Irpef, ma anche il destino fiscale del ceto medio italiano.
Last modified: Ottobre 2, 2025


