Sirmione (venerdì, 11 luglio 2025) – Non si è trattato di follia, né di un momento di perdita del contatto con la realtà. Ruben Andreoli, l’uomo che ha ucciso la madre Nerina Fontana lo scorso 15 settembre 2023, avrebbe agito in piena capacità di intendere e volere. Lo ha stabilito il dottor Giacomo Filippini, psichiatra incaricato dalla Corte d’Assise di Brescia, tracciando il profilo psicologico dell’imputato.
di Monia Settimi
Secondo l’esperto, Andreoli presenta una personalità disfunzionale e ossessiva, ma non è affetto da patologie psichiatriche tali da comprometterne la lucidità. Il gesto estremo sarebbe scaturito da una miscela esplosiva di dolore non elaborato, rancore antico e un profondo senso di colpa. Una detonazione emotiva che, però, non ha oscurato la sua consapevolezza.
Alla base della violenza, secondo la perizia, ci sarebbero la perdita del padre e una ferita familiare mai sanata, elementi che hanno riaperto antichi dissapori e incrinato in modo irreversibile il rapporto con la madre. Un legame che, fino ad allora, era stato totalizzante, al punto che Andreoli la considerava, insieme alla moglie, il fulcro della sua esistenza.
Durante gli incontri con gli psichiatri, l’imputato ha continuato a difendere la figura materna, senza mai attribuirle colpe. Un comportamento che per i periti conferma la sua rigidità cognitiva, la tendenza a vedere la realtà in termini assoluti e a rifiutare interpretazioni diverse dai propri vissuti.
Il movente dell’omicidio – che la difesa definisce futile – è stato per Andreoli tutt’altro che insignificante. Per lui, ha rappresentato una minaccia profonda, la riemersione improvvisa di un dolore mai digerito. Da lì, una scarica di rabbia cieca, calci e pugni, e poi il vuoto emotivo, l’assenza di ricordi nitidi: così lo psichiatra ha descritto la dinamica del delitto.
A rendere il caso ancora più complesso è la fragilità attuale dell’imputato. Andreoli, assente all’ultima udienza, ha tentato il suicidio in carcere e successivamente è stato sottoposto a trattamento sanitario obbligatorio dopo aver aggredito un’infermiera. Un comportamento che evidenzia instabilità psichica, ma che per i periti non cancella la sua responsabilità penale.
Il processo ora prosegue. Ma un punto, secondo gli esperti, è già fermo: quella violenza non è figlia della follia, ma di un crollo interiore consapevole, lucido, devastante. Un gesto irreparabile nato dal passato e consumato nella lucidità di un presente troppo fragile.
Last modified: Luglio 11, 2025


