Brescia (sabato, 31 maggio 2026) — Nei musei la bellezza non è più soltanto contemplazione: può diventare relazione, memoria, presenza. È da questa idea che nasce “Creative Age”, il nuovo progetto promosso da Airalzh, che porta l’arte dentro un percorso innovativo dedicato alle persone con Alzheimer e ai loro caregiver.
di Monia Settimi
In Lombardia convivono oggi fino a 200 mila persone con demenza, il dato più alto in Italia. Una cifra che racconta non solo una condizione clinica, ma una realtà sociale complessa che coinvolge famiglie intere, assistenti e reti di cura quotidianamente impegnate nella gestione della malattia.
In questo scenario, il progetto prende forma con il sostegno della Fondazione Banca del Monte di Lombardia e il patrocinio di Regione Lombardia, coinvolgendo i musei delle province di Bergamo, Brescia e Pavia. L’obiettivo è semplice e ambizioso allo stesso tempo: trasformare gli spazi culturali in luoghi di benessere, inclusione e relazione.
L’esperienza si ispira ai modelli già sperimentati con successo nei “Musei Toscani per l’Alzheimer” e introduce anche in Lombardia una metodologia precisa: piccoli gruppi accompagnati da operatori formati vivono il museo in modo diverso, tra osservazione delle opere, attività partecipative e momenti di racconto condiviso. Non servono competenze artistiche né prestazioni cognitive: al centro ci sono emozioni, memoria affettiva e possibilità di comunicare attraverso canali alternativi alla parola.
Il progetto coinvolge alcune delle principali istituzioni culturali del territorio. Tra queste la Fondazione Accademia Carrara, il Museo Kosmos e la Pinacoteca Tosio Martinengo, parte del sistema della Fondazione Brescia Musei, che ospiteranno anche i percorsi di formazione per operatori museali e professionisti del settore sociale e sanitario.
Il cuore del progetto è infatti la costruzione di équipe multidisciplinari in grado di lavorare insieme: geriatri, psicologi, educatori, terapisti e operatori culturali uniti in un’unica visione. Una collaborazione che segna un passaggio importante verso un modello di welfare culturale in cui la cura non è solo sanitaria, ma anche relazionale e sociale.
«Mettere in dialogo cultura e salute significa riportare la persona al centro anche nelle fasi più fragili della vita», sottolinea Claudio Mangiarotti, presidente del Comitato Paritetico di Controllo e Valutazione di Regione Lombardia, evidenziando il valore innovativo dell’iniziativa.
Dalla parte della ricerca, Cecilia Grappone, coordinatrice delle attività museali di Airalzh, evidenzia come l’arte possa agire sulle emozioni residue delle persone con Alzheimer, riducendo ansia e isolamento. Il museo diventa così uno spazio protetto, non giudicante, dove famiglie e pazienti possono ritrovare momenti di relazione autentica.
Sulla stessa linea Alessandro Morandotti, vicepresidente di Airalzh, che sottolinea l’importanza di costruire percorsi capaci di generare impatto reale: non solo esperienze culturali, ma anche dati e ricerca per misurare gli effetti del progetto nel tempo.
Con “Creative Age”, i musei si trasformano in luoghi in cui la fragilità non è esclusione, ma occasione di incontro. Dove l’arte non cura la malattia, ma può restituire qualcosa di altrettanto prezioso: il tempo condiviso.
Last modified: Giugno 1, 2026



