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Sciopero transfemminista globale: l’Italia in piazza contro violenza, disuguaglianze e guerre

Brescia (lunedì, 9 marzo 2026) — L’8 e il 9 marzo l’Italia è stata attraversata da un’ondata di proteste e mobilitazioni: oltre 60 città hanno ospitato iniziative e scioperi in occasione della Giornata internazionale della donna, con piazze gremite da chi ha voluto dire basta alla violenza di genere, al patriarcato e alle discriminazioni economiche.

di Monia Settimi

Al centro delle critiche dei manifestanti c’è il Ddl Bongiorno, l’emendamento che ridefinisce la violenza sessuale sostituendo il concetto di “consenso” con quello di “volontà contraria”. Secondo i movimenti femministi, questa modifica rischia di limitare la tutela legale, perché la violenza verrebbe riconosciuta solo quando c’è un rifiuto esplicito, ignorando il principio del consenso libero e informato.

A spiegare i motivi della mobilitazione è stata la rete Non Una di Meno, che nelle piazze ha fatto sentire un messaggio chiaro e potente: «Se le nostre vite non valgono, noi scioperiamo». Il comunicato del movimento ha sottolineato come la violenza contro donne e persone trans non sia un fenomeno isolato, ma strutturale, con numeri drammatici: nel 2025 sono state uccise 99 persone tra femminicidi, transicidi e lesbicidi, mentre dall’inizio del 2026 si contano già 10 femminicidi.

La mobilitazione ha toccato anche temi sociali più ampi. La spesa sanitaria a carico dei cittadini costringe molte persone a rinunciare a visite ed esami: tra il 2024 e il 2025 circa 5,8 milioni di persone hanno dovuto rinunciare alle cure, colpendo soprattutto donne, persone trans e soggetti vulnerabili.

La protesta ha puntato i riflettori anche sulla disuguaglianza economica: le donne guadagnano in media il 20% in meno degli uomini, la disoccupazione femminile raggiunge punte del 50-80% in alcune regioni, e molte donne non dispongono di un conto corrente personale, rendendo difficile l’uscita da situazioni di violenza.

Tra le richieste principali delle piazze ci sono anche educazione sessuale nelle scuole, spazi pubblici più sicuri e politiche per luoghi liberati e autogestiti. Ma lo sguardo dei manifestanti va oltre i confini nazionali: la lotta è contro guerre e riarmo, perché nessuno può sentirsi libero finché la libertà e la sicurezza non sono garantite a tutte le persone, da Gaza alla Rojava, dall’Iran all’Argentina.

Per i movimenti transfemministi, lo sciopero non è un episodio isolato: è un invito a cambiare le regole del gioco, a rimettere al centro la vita e i diritti di chi subisce oppressione quotidiana. E dalle piazze italiane il messaggio è arrivato chiaro: la lotta continua, e non si fermerà finché non cambieranno le condizioni che alimentano violenza, discriminazioni e disuguaglianze.

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Last modified: Marzo 13, 2026
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